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Intelligenza Artificiale: tra utopia e distopia

L'Intelligenza Artificiale interpreta le nostre parole e crea arte. Ma vi siete mai domandati quali rischi corriamo?
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L’Intelligenza Artificiale comincia sempre di più a farsi spazio e a trovare possibili utilizzi in molti settori economici e artistici.

La diffusione di questi software basati su algoritmi, che sono capaci di leggere e interpretare stringhe testuali, prompt testuali, intenti di ricerca offrendo risultati in chiave iconografica, testuale, visuale sono ormai una realtà.

E questi software basati sull’Intelligenza Artificiale generativi di contenuti text to text, text to image, text to video, cominciano ad uscire dall’alveo degli addetti ai lavori e dalla fase del testing relegati in un contesto chiuso al pubblico.

L’Intelligenza Artificiale si fa trend-topic e incomincia a diventare un tema e uno strumento pop.

Basti pensare alla resa gratuita di molti siti web ospitanti questi software intelligenti generativi di contenuti che possono essere usati da creators, digital professional e artisti digitali.

Ma anche da influencers e star del web e dei social. Così come dalla gente comune.

Pensiamo ad esempio al boom di interesse che stanno avendo le App che puntano a realizzare e ritoccare le nostre immagini profilo sui social network, tipo Lensa AI.

Tra l'altro, non a caso Adobe ha reso noto che permetterà ai creators, che sfruttano Adobe Stock per le loro creazioni, di archiviare immagini realizzate grazie all'Intelligenza Artificiale.

L'importante è che gli autori rispettino dei criteri stringenti, per Adobe, sulla tutela dei diritti di autore delle immagini e sullo sfruttamento commerciale delle stesse.

DALL-E, DALL-E 2, Stable Diffusion, Midjourney, Imagen, e gli altri, sono solo alcuni dei nomi possibili da cercare in Rete.

Tutti software che sono basati sull’Intelligenza Artificiale e creano collage iconografici fortemente surreali, dai colori sgargianti, ma anche dal significato a volte imperscrutabile e criptico agli stessi artisti.

Tutti software intelligenti che aiutano a creare arte e a fare nuova arte.

Ma i rischi di un loro utilizzo spasmodico e sconsiderato potrebbe esporre a rischi molto gravi.

Intelligenza Artificiale e fake-news

L’Intelligenza Artificiale potrebbe generare contenuti offensivi, razzistici, discriminatori, stigmatizzanti.

Potrebbe elaborare delle informazioni, inserite nella barra di ricerca del prompt da chissà chi, e generare contenuti falsi, fuorvianti e contenuti che non hanno una reale attestazione fattuale e oggettiva.

Questo è uno dei pericoli.

L’Intelligenza Artificiale inconsapevolmente, potrebbe diventare uno strumento utile a tutte quelle organizzazioni e gruppi militari, terroristici, fondamentalisti, negazionisti e sovranisti che vivono di e vogliono inculcare nelle menti di chi li ascolta fake-news e disinformazione.

A rischio c’è proprio la fiducia in una narrazione comune, che è alla base di qualunque progetto di costruzione sociale e del senso comune, se è così facile dotarsi di un software di Intelligenza Artificiale e creare contenuti che non hanno riscontro di realtà.

Dopotutto, basta inserire una descrizione testuale nel prompt di ricerca e l’Intelligenza Artificiale elabora immagini, contesti e volti che sono inesistenti, ma che potrebbero benissimo essere vere agli occhi di un eternauta inesperto e sprovveduto.

L’Intelligenza Artificiale pesca da un archivio immenso di immagini che è stato realizzato da un esercito di lavoratori sottopagati residenti nei paesi del Terzo Mondo.

Questi operai digitali si occupano di inserire le descrizioni testuali e le didascalie a corredo di queste milioni di immagini, e su di esse, l’Intelligenza Artificiale si basa per realizzare le sue combinatorie tramite il proprio algoritmo informatico.

Il rischio è che, sapendo come funziona l’Intelligenza Artificiale e il suo modo di creare i contenuti, si potrebbe arrivare al punto di smettere di credere a qualsiasi cosa l’utente osservi sui social network.

Ma anche, viceversa, di credere agli asini che volano e a qualsiasi tesi cospirazionista, come quella sulla forma della Terra piatta o sul fotomontaggio dell’Allunaggio dell’Apollo 13, o ancora, quella sulla non morte di John Fitzgerald Kennedy o John Lennon o, per esempio, quella sull’esistenza dell’Area 51.

L’Intelligenza Artificiale diventerebbe uno strumento utile alla destabilizzazione dello status quo e dare alla fantasia una presa di realtà.

La svalutazione del lavoro creativo dell’artista

Ma allo stesso tempo, un massiccio utilizzo dell’Intelligenza Artificiale potrebbe condurre alla svalutazione del lavoro creativo umano, che si basa sulla connessione tra mente e corpo con gli strumenti del lavoro artistico.

Un lavoro artistico sostituito da un processo creativo totalmente automatizzato e realizzato da un elaboratore informatico, che legge e interpreta le informazioni secondo algoritmi e linguaggi binari.

L’artista si vedrebbe espropriato dei suoi mezzi di produzione e vedrebbe il suo lavoro e la sua professionalità nettamente svalutati.

Perché, dopotutto, questi software intelligenti generativi di contenuti sono accessibili a tutti e non richiedono grosse competenze.

Basta sapere scrivere e cosa scrivere. Il resto lo elabora il sistema macchina.

A pensarlo è Luciano Floridi, filosofo e professore ad Oxford e Bologna:

<< […] sembra inevitabile che l’automazione, con strumenti sempre più semplici da usare, sostituirà il lavoro di basso livello, industriale e commerciale, di quelli che ora sono musicisti, artisti visivi e pubblicitari>>.

Quindi designers, pubblicitari, editorialisti, copywriters, grafici potrebbero essere a rischio di disoccupazione e l’Arte sarebbe generata da intelligenza unicamente robotica e, appunto, artificiale.

Il vantaggio sarebbe anche economico, ma ne varrebbe davvero la candela?

L’Arte perderebbe la sua componente fisica e umana, frutto di quella connessione mente-corpo che è tipica di qualsiasi arte artigiana, nel senso più materiale possibile del termine.

L’arte plasma e crea e dà significato al mondo e ai pensieri e ai desideri dell’uomo.

Cose che una macchina, anche la più avanzata e futuristica, non potrebbe mai raggiungere e comprendere o rappresentare appieno.

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